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venerdì 4 luglio 2014

Gente, tutto quel che c'è



Gente, tutto quel che c’è


“le facce non proclamano opinioni, non esprimono critiche, dicono solo: “così siamo nella vita vera e ne non ti piace non lo voglio sapere perché vivo la mia vita a modo mio e che Dio ci benedica tutti, forse”…“se ce lo meritiamo”…
Jack Kerouac, prefazione a Gli americani di Robert Frank.

La street photography è uno strumento di indagine dei molteplici aspetti del vivere comune, una pratica che richiede etica giornalistica e senso critico nella comunicazione e divulgazione di una cultura condivisa. Il fotografare, attività diffusa e democratica, deve rimanere libero da costrizioni e impedimenti come spiega Vincenzo Cotinelli nella sua interpretazione delle leggi vigenti – principi costituzionali, Legge n.633, Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 – che regolano la fotografia di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico: ripresa, utilizzo e pubblicazione.
Questa esposizione nasce dalla volontà di immortalare istanti emblematici delle attività svolte dall’uomo nella sua quotidianità, con lo specifico riferimento alla dimensione sociale. Si è scelto di suddividere gli scatti seguendo i diversi lavori di reportage svolti, corredando alcuni di questi con testi scritti dall’autore stesso.
Per quanto lo scatto fotografico possa essere considerato un gesto comune e di attuazione immediata occorre riflettere e considerare il fatto che mediante questo medium si compie un’operazione che porta ad un duplice risultato: da una parte viene decretata la “morte” del soggetto e dell’istante attraverso la cattura dello sguardo, dall’altra, proprio per questo, ne viene sancita l’immortalità e il perdurare dell’attimo catturato nel flusso del tempo, da ciò deriva che ad ogni fotografia ne seguirà un’altra arbitrariamente scelta in virtù dei rapporti fra i loro significati.
Ogni fotografia sta a rappresentare non già un valore universale ma un locale punto di interesse quotidiano all’interno delle logiche sociali in evoluzione costante, perciò una pratica che non avrà mai fine, sempre giustificata nella sua necessità di documentare data dalla stessa forza che genera il movimento di cambiamento: cambiano l’ambiente e il paesaggio sociale, cambiano le attività, le abitudini e i gesti, cambiano le emozioni, le facce e le mode.
Le fotografie non sono opere d’arte con un valore e un senso in quanto tali e prese singolarmente, ma immagini che acquistano senso se inserite in un contesto di congiunzione e confronto tra di loro e con tutti gli altri testi prodotti dalla società.

Il percorso delle fotografie cerca di definire l’ambiente locale nel suo dove, chi, e come con le fotografie di Lecco città - http://rephotowriter.blogspot.it/2012/10/la-mia-lecco.html - Lecco diario II - http://rephotowriter.blogspot.it/2013/11/lecco-diary-part-ii.html - Lezioni di antropologia culturale: il coro Elikya - http://rephotowriter.blogspot.it/2012/10/lezioni-di-antropologia-culturale-il.html - Dove stiamo andando? - http://rephotowriter.blogspot.it/2013/01/dove-stiamo-andando.html - Milano, piazza Duomo contro tutti i razzismi -  http://rephotowriter.blogspot.it/2012/10/milano-piazza-duomo-contro-tutti-i.html e ‘N’tool Legoon - http://rephotowriter.blogspot.it/2014/01/monte-legnone.html.

Testi, fotografie ed esposizione sono stati realizzati tutti dall’esordiente Re Daniele in collaborazione con il circolo PD di Galbiate che ha gentilmente concesso lo spazio in occasione della festa democratica di Sala al Barro al centro sportivo al Marè.
L’apertura dell’esposizione è prevista per giovedì 10 luglio alle ore 18.30.
Le foto resteranno esposte al tendone della festa democratica per i giorni dal 10 al 13, il 16, dal 18 al 20 e dal 25 al 27 del medesimo mese.

Si ringraziano Matteo Riva per la selezione dei testi e Matteo Losi per il progetto grafico.

lunedì 15 ottobre 2012

Milano, piazza Duomo contro tutti i razzismi

*ATTENZIONE: il presente articolo può essere utilizzato solo per fini didattici e informativi ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

Milano, piazza Duomo contro tutti i razzismi


Razzismo e xenofobia sono le parole nere che hanno segnato la nostra società dacché era appena nata. Nero il fumo, nere le ceneri e la terra, neri gli animi. Troppo è il nero che ci portiamo dietro; per spezzarlo, per esorcizzarlo ci vogliono tutti i colori dell’arcobaleno che, come un lungo filo d’Arianna, unisce tutti in un grande abbraccio, una grande dichiarazione di intenti che oltrepassa il merito storico guardando alla vita di oggi e mano nella mano intonare un inno di gioia.

Martedì ventuno marzo in piazza del Duomo a Milano ha avuto luogo la manifestazione contro tutti i razzismi, alla quale hanno partecipato gli studenti di numerose scuole della provincia alla presenza dei rappresentati delle istituzioni, del vicesindaco di Milano e dei dirigenti delle associazioni contro razzismo, xenofobia e intolleranza attivi a livello regionale e nazionale, il tutto accompagnato dalle bande di Affori e Crescenzago.
Vi era anche un piccolo gruppo di africani, in rappresentanza della multirazzialità e multiculturalità presenti nella città e nella società odierna in generale.
Ma non tutti erano presenti a questa manifestazione di interesse pubblico e sociale, alla quale non avrebbero dovuto partecipare solo chi  ha responsabilità, come le forze dell’ordine e le istituzioni o chi in futuro dovrà far sì che certi avvenimenti non si ripetano, cioè i giovani studenti, ma anche tutti coloro che sono toccati da questo fenomeno violento e inutile.
Le parole del discorso del vicesindaco e degli altri esponenti delle associazioni sono state ascoltate da una piazza del Duomo cinta dagli studenti che, prendendosi per mano, ne lasciavano completamente vuoto il centro, occupato delle bande musicali.
Ciò che emerge dall’analisi fatta ed espressa con rammarico è che ancora oggi ci sono espressioni di intolleranza e che le lezioni della storia non sono servite e che la gente ha ancora paura e ancora discirmina il diverso.
Il discorso ha visto l’alternarsi dei rappresentati delle associazioni e delle forze di polizia che hanno ricordano gli ultimi casi di cronaca e che la prima arma contro il nascere e lo svilupparsi di queste intolleranze è l’educazione nelle scuole, dove i bambini devono essere sensibilizzati e introdotti in una società fatta anche da queste differenze culturali e razziali. Una convivenza civile e pacifica è possibile, purchè tutto sia svolto nella legalità e nel rispetto reciproco di pensieri e tradizioni.
I molti studenti presenti in piazza del Duomo ai quali sono state distribuite le magliette della manifestazione, rigorosamente bianche con la scritta “Milano contro tutti i razzismi” colorata e ben visibile, hanno visto cominciare la manifestazione con le bande che hanno suonato l’inno di Mameli in onore delle forze dell’ordine garanti della sicurezza e delle istituzioni presenti, compresa quella scolastica, in virtù del fatto che l’Italia si impegna all’accoglienza. L’inno nazionale è stato seguito dalla nona sinfonia di Beethoven, l’Inno alla Gioia, mentre le magliette sono state consegnate anche ai testimonial, calciatori e rappresentanti della comunità africana milanese, garanti delle parole dei discorsi tenuti e degli impegni morali presi.
Con l’espresione “contro tutti i razzismi” non s’intende solo l’intolleranza tra bianchi e neri, come nel gioco degli scacchi, ma anche tra bello e brutto, tra abile e disabile.

Re Daniele 13-04-12