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lunedì 30 giugno 2014

Henry Peach Robinson

Henry Peach Robinson

Henry Peach Robinson  nacque a Ludlow il 9 luglio 1830, morì a Tunbridge Wells il 21 febbraio 1901, fu un fotografo britannico, esponente attivo del movimento pittorialista e sperimentatore della tecnica del fotomontaggio, che utilizzò in tutta la opera. Raggiunse la celebrità nel 1858 con la foto, fortemente simbolica, intitolata Fading Away: dove sono rappresentati il fidanzato, la madre e la sorella mentre circondano il letto di una fanciulla morente.
Iniziò la sua professione come libraio, ma, influenzato dal’opere del pittore William Turner, si interessò di pittura e nel 1850, guidato da Hugh Diamond, scoprì la fotografia a cui si appassionò talmente tanto che nel 1857 abbandonò l’attività libraia per aprire un laboratorio fotografico, nel quale si occupò del ritocco fotografico dei ritratti,  a cui applicava il colore o ne correggeva le imperfezioni direttamente sul positivo. Insoddisfatto della resa delle pellicole, utilizzò estesamente la tecnica del montaggio di più fotografie esposte diveramente per le luci e per le ombre, così da rendere correttamente i toni del paesaggio.
Una delle tecniche più usate all'epoca era quella all'albumina, dove un composto di albume d'uovo e nitrato d'argento veniva spalmato su una lastra di vetro, questa emulsione, come altre tra le prime, era più sensibile alla luce blu, la quale si imprimeva più rapidamente, motivo per cui risultava indispensabile il fotomontaggio in fase di stampa.
Fu uno dei membri fondatori del circolo fotografico Linked Ring Brotherwoow, e un membro della Compagnia d'Onore della Royal Photographic Society. Robinson fu tra i più noti ed influenti pittorialisti inglesi, non solo  per il suo contributo tecnico, ma anche  per i numerosi saggi teorici incentrati sul tentativo di dimostrare il valore artistico della fotografia a confronto con la pittura. Nei suoi libri Robinson  spiega le tecniche per fare fotografie artistiche e dice di non esitare a ritoccare quando è necessario.
Si sposò nel 1859 ed in seguito affermando che prima è la fotografia, poi la moglie.
Nel 1864 abbandonò la pratica di fotografo per i problemi di salute causati dai chimici utilizzati nel processo fotografico. Mantenne comunque vivo il suo interesse pubblicando nel 1869 il saggio Pictorial Effect in Photography, Being Hints on Composition and Chiaroscuro for Photographers e Picture-making by photography.

La sua progettualità consisteva nella lenta e scrupolosa elaborazione di scene e  soggetti a partire da disegni e schizzi preparatori, per passare poi alle precise ripresi dei soggetti in posa e l’accurato montaggio in camera oscura col fine di ottenere immagini complesse, elaborate e precisamente composte nelle loro linee e volumi. I temi da lui trattati erano realistici, in conformità con la moda del tempo. Attraverso il fotomontaggio eliminava le perdite di nitidezza ai bordi degli obiettivi e restituiva immagini nitide in tutta la loro superficie. Come ultima fase passava alla rifinitura con tinta e pennello per correggere le imprecisioni.
Robinson è stato anche uno dei combattenti per il riconoscimento della fotografia come forma d'arte a tutti gli effetti. Nella disputa tra fotografia – tecnica e fotografia – arte questa era considerata dai più come un  semplice strumento di riproduzione, a causa dei procedimenti meccanici richiesti.
Lo scopo del movimento pittorialista fu quello di  elevare il mezzo fotografico al pari della pittura. I pittorialisti usavano  tecniche e processi che rendevano l'immagine simile ad un disegno, come la stampa alla gomma bicromata o al bromolio, gli obiettivi soft-focus o la stampa combinata di più negativi su di un unico positivo. Essi preferivano il procedimento della calotipia, nel quale la superficie della carta rendeva confusi i dettagli piuttosto che le tecniche di ripresa su lastra di vetro.  

lunedì 29 aprile 2013

Anna Atkins

Anna Atkins
Anna Atkins (16 Marzo 1799, Tonbridge, Kent;  9 Giugno 1871, Sevenoak, Kent) botanica e fotografa inglese, Anna è considerata la prima persona ad aver pubblicato un libro illustrato da fotografie, precedentemente al The Pencil of Natur di William Henry Fox Talbot, oltre a questo da alcune fonti è citata come  prima donna fotografa e ideatrice di uno dei primi  processi fotografici; altre fonti indicano con il nome di Constance Talbot, la moglie di William Fox Talbot, come prima fotografa della storia.
La madre Hester Holwell muore di parto nel 1800 dopo aver dato alla luce Anna, che cresce assieme al padre John George Children, scienziato dai molteplici interessi in mineralogia, chimica e zoologia, dal quale ella riceve "un'educazione insolitamente scientifica per una donna del suo tempo". Anna aiuta il padre nei suoi studi e lavori scientifici, come creare le 250 illustrazioni, realizzate mediante la tecnica dell’incisione, per l’edizione di Genera of Shells di Lamarck curata dal padre e pubblicata nel 1823.
Nel 1825 Anna sposa John Pelly Atkins, con il quale si trasferisce a Place Halstead, la casa di famiglia degli Atkins a Sevenoak nel Kent. Qui coltiva i suoi interessi in botanica, attraverso la raccolta e la classificazione di piante. Lavorando da botanica si rende presto conto dell’importanza della rappresentazione visiva delle diverse specie, sia per la descrizione e sia per l’identificazione; questo punto di interesse è il fulcro del suo primo lavoro fotografico: Photographs of British Algae: Cyanotype Impression, opera importante sia per la botanica che per l’evoluzione della fotografia.
John George Children e John Pelly Atkins sono entrambi amici di William Henry Fox Talbot, inventore del processo positivo-negativo mediante la tecnica della calotipia, poi ribattezzata talbotipia.  Anna Atkins appre direttamente da Talbot delle sue invenzioni legate alla fotografia: il "disegno fotogenico" tecnica in cui un oggetto è posto sulla carta sensibile alla luce che è esposto al sole per produrre un'immagine e il calotipo.
Nel 1841 Anna Atkins entra in possesso di una macchina fotografica, ma è con l’aiuto di Sir John Hershel, anch’egli amico di John George Children e John Pelly Atkins, che Anna viene introdotta nel mondo della fotografia; in particolare Hershel le insegna la tecnica della cianotipia, scoperta da lui stesso nel 1842 e successivamente perfezionata da Anna nel corso dei suoi lavori di catalogazione di piante e alghe.
Hershel comincia nel 1839 a sperimentare il cianotipo usando iposolfito di soda, che è in grado di fissare un'immagine su un foglio reso sensibile alla luce dai sali di ferro, quindi esposto; il foglio viene lavato con acqua e l'immagine risulta impressa con tratto bianco su sfondo blu; apartire da questo principio la tecnica viene perfezionata mescolando volumi uguali di una soluzione all'8% di ferricianuro di potassio e di una soluzione al 20% di citrato ferrico di ammonio. La soluzione ottenuta è leggermente fotosensibile e può essere applicata su carta o stoffa e lasciata asciugare al buio. I cianotipi possono essere stampati su qualunque superficie in grado di catturare una soluzione di ferro. Il positivo può essere prodotto esponendo la lastra ad una qualsiasi fonte di luce ultravioletta, ad esempio la luce del sole. I raggi UV riducono il ferro (III) a ferro (II), a questa riduzione segue una reazione complessa del ferro (II) con il ferrocianuro, restituiendo lastre colorate di un blu particolare che prende il nome di blu di Prussia.
Nel 1843 Anna Atkins pubblica il suo libro intitolato Photographs of British Algae: Cyanotype Impression, illustrato con cianotipi delle varie specie di alghe che raccoglie e cataloga durante la sua attività di botanica. Le riproduzioni sono fatte “a contatto”, posizionando le alghe sulle lastre sensibilizzate, poi esposte e sviluppate cosi da fissarne l’impronta. L’idea di Anna era quella di realizzare un volume che ampliasse il manuale non illustrato di William Harvey pubblicato nel 1841 A Manual of the British marine Algae.
Anche se pubblicato privatamente, con un numero limitato di copie e con testo scritto a mano, Fotografie di Alghe Britanniche: Impressioni Cyanotype è considerato il primo libro illustrato con fotografie. Otto mesi dopo, nel giugno 1844, il fascicolo di William Henry Fox Talbot The Pencil of the Nature viene pubblicato, questo volume di Talbot viene considerato il primo libro con riproduzioni fotografiche prodotto per essere commercializzato in un ampio mercato editoriale.
Anna Atkins nel corso della sua vita ha pubblicato tre edizioni del suo volume Fotografie di Alghe britannico:Impressioni Cyanotype tra il 1843 e il 1853. Oggi è nota l’esistenza di sole diciassette copie del libro, a vari livelli di completezza, conservate a Londra nella British Library di Londra e alla Royal Society, nel Kelvingrove Art Gallery and Museum  a Glasgow, a New York al Metropolitan Museum of Art e alla New York Public Library.
Dal 1850 Anna Atkins  collabora con Anne Dixon, che è per lei "come una sorella" che la sostiene dopo la morte del padre John George Children e con la quale condivide la passione per la fotografia, alla realizzazione di tre volumi illustrati con cianotipi: Cyanotypes di Ferns Britannica e Forestiera (1853),  Cyanotypes di piante fiorite Britannica e Forestiera e Felci (1854) e un album scritto dal "capitano Henry Dixon," nipote Anne Dixon (1861).
Collabora alla realizzazione di alcune pubblicazioni come I pericoli della moda, Londra, 1852; Il colonnello.  Una storia di vita mondana, Londra: Hurst & Blackett, 1853; Memoria del JC bambini, tra cui alcune poesie inedite di suo padre e lui stesso Londra, Bowye John Nichols e Figli, 1853; Il colpevole verrà fuori.  Una storia di vita reale.  Londra, 1859;  Una pagine della nobiltà, Londra, 1863.
Anna Atkins muore a nella tenuta di Halstead a Sevenok, nel Kent, nel 1871 di "paralisi, reumatismi, e esaurimento" all'età di settantadue anni.

martedì 19 marzo 2013

Garry Winogrand

*Attenzione: la seguente biografia è frutto di una ricerca personale che prende informazioni da varie fonti: i siti http://www.storiadellafotografia.it/ Wikipedia, http://www.huffingtonpost.it/2013/01/22/garry-winogrand-la-retrospettiva-con-250-nuove-fotografie-al-sfmoma_n_2524286.html, http://www.fondazionefotografia.it/it/people/winogrand/, http://2photo.org/garry-winogrand-frammenti-di-una-realta/, http://marcocrupifoto.blogspot.it/2013/02/garry-winogrand-maestri-della-fotografia.html di Alessandra Santina Severino, http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2013/03/mostra-garry-winogrand di Sofia Mattioli; da erticoli e recnesioni pubblicati dalle pagine artistiche e culturali di http://www.corriere.it/, http://www.repubblica.it/, http://www.ilsole24ore.com/, http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale; le pubblicazioni “I Grandi Fotografi” edito da Fabbri  e curato da Romeo Martinez e Bryn Cambpell, “I Grandi Fotografi, Testimonianze e Visioni del Nostro Tempo: Magnum Photos” edito da Hachette e Il Sole 24 Ore in collaborazione con Contrasto (http://www.contrasto.it/), “FotoNote” edito dalla Contrasto, “Breve Storia della Fotografia” di Jean-A. Keim edito da Enaudi.


Garry Winogrand
"La fotografia non è cosa si fotografa, ma ciò che appare al fotografo"

Garry Winogrand nasce a New York il 14 gennaio 1928, muore a Tijuana il 19 marzo 1984; fotografo statunitense lavora principalmente a New York e Los Angeles, spesso a fianco dell'amico Lee Friedlander, con il quale fu promotore della street photography, una derivazione della straight photography.
Cresce nel Bronx in una famiglia di origine ebraica, il padre conciatore di pelli e la madre cuce cravatte. Comincia a fotografare alla fine degli anni quaranta, dopo aver abbandonato l’esercito.
Nel 1948 studia pittura e fotografia alla Columbia University di New York, successivamente frequentò un corso di fotogiornalismo presso la New School for Social Research, tenuto da Alexey Brodovitch, dove acquisisce i principi base della fotografia di strada. Brodovitch poneva l’accento sull’intuito per perseguire una versione più libera del “moment decisif” di Cartier-Bresson.
Negli anni cinquanta inizia a lavorare come freelance e nei due decenni successivi - sempre più indipendente dal lavoro commerciale grazie a due borse di studio della Guggenheim Foundation - orienta senza sosta l'obiettivo grandangolare della sua rapida  Leica sulla vita di New York, fotografando eventi politici e culturali, conferenze e manifestazioni di protesta, inaugurazioni di mostre e appuntamenti mondani.
Dal 1960 in poi, Garry Winogrand porta avanti un capillare lavoro di reportage sulla società americana, scattando un numero incredibilmente alto di fotografie nei luoghi di quotidiana frequentazione cittadina. In questi stessi anni si reca spesso in giro per New York con Lee Friedlander per immortalare scene di vita vissuta; accompagnando questa passione al costante lavoro di giornalista freelance.
La sua prima esposizione di rilievo si tenne nel 1963 al Museum of Modern Art di New York. Nel 1966 espose le sue foto all'interno della mostra Toward a social landscape alla George Eastman House di Rochester insieme a Friedlander; con lui e Diane Arbus partecipa alla mostra New Documents curata da John Szarkowski al MOMA nel 1967.
Tra i suoi portfolio più celebri figurano The Animals (1969), una raccolta di significative immagini scattate allo zoo del Bronx e all'acquario di Coney Island, Women are beautiful (1975), omaggio alla bellezza femminile in luoghi e situazioni differenti, Public relations (1977), in cui dedica la sua attenzione alla risonanza dei media sulle reazioni della gente, e Fort Worth Fat Stock Show and Rodeo (1980).
Alla sua morte, avvenuta nel 1984 all'età di 56 anni a causa di un tumore alla colecisti, lasciando inedito un enorme archivio di oltre 300.000 immagini, molte delle quali mai sviluppate, perchè a causa del suo stato di perenne eccitazione e desiderio di catturare e fermare (fissare) il mondo che lo circondava nel tentativo di affermare la sua esistenza e concretezza non si preoccupò mai di sviluppare i rullini. Per Winogrand, come per altri fotografi prima e dopo di lui – ad esempio Walker Evans, Eugene Smith e Diane Arbus – durante l’ultimo periodo l’atto stesso di fotografare diviene un’ossessione che non lascia spazio ad altro nella vita. Un’ossessione invalidante, quasi una pazzia, che a discapito della tecnica libera la visione soggettiva.
Alcune di queste vennero raccolte, esposte e pubblicate dal MOMA in un volume dal titolo Winogrand, Figments from the Real World.
“Il tempo passato in camera oscura era tempo passato senza fotografare. Sviluppare il materiale aveva sempre contato meno dell’urgenza di accumularlo”.Geoff Dyer, L’Infinito Istante.
“Egli fotografava sia che avesse o no qualcosa da fotografare, e che fotografava soprattutto quando non aveva un soggetto, nella speranza che l’atto di fotografare potesse condurlo ad esso”. John Szarkowski.
“Lui riteneva che il mondo si sarebbe fermato se avesse smesso di fotografarlo”. Trudy Wilner Stack.
“Da pedone era arrivato a fotografare qualsiasi cosa si muovesse e, quando era sul’automobile, si muoveva ogni cosa”. John Szarkowski.

Nel lavoro di Garry Winogrand i volti sono quelli della gente comune, le storie quelle che incontriamo in maniera inconsapevole per le strade ogni giorno. I suoi scatti raccontano l'universo underground della New York City degli anni ’60 e ‘70, quella realtà che fino ad allora si era pensato fosse meglio non osservare, tanto meno documentare. La street photography di Winogrand è un modo introspettivo, riflessivo e intimo, da newyorkese qual è, di guardare quella parte della società americana a cui non si era mai prestata attenzione.
Il soggetto principale delle fotografie di Winogrand è la capacità dello stile di vita americano di esistere in situazioni insolite o talmente difficili da poterne sopravvivere soltanto ignorandole.
Con il suo sguardo ironico coglie da uomini, donne, lavoratori e passanti la loro espressione più profonda. La sua street photography racconta New York, Chicago, Dallas, Miami, Los Angeles, Houston e Albuquerque. Egli cattura il complesso tessuto della vita americana con un’osservazione casuale della vita quotidiana, carica delle tensioni che muovono l’America di quegli anni, fatta di esposizioni inclinate e giochi visivi.
“Fotografo per vedere come il mondo appare nelle mie fotografie”
Garry Winogrand ha l’unico obiettivo di documentare i gesti della folla così come dei singoli passanti, politici e manifestanti pacifisti, nuovi ricchi e soggetti ai margini della società, che come frammenti di una stessa narrazione, svelano le facce dell'America in decenni turbolenti, dalla ripresta economica post-bellica sino agli anni Ottanta, segni di una storia collettiva che si sviluppa in luoghi di scambio: incroci, zoo, spiagge, sale per conferenze o marciapiedi.
Il suo lavoro è un racconto per immagini della società americana che riprende il percorso tracciato dalla fotografia sociale di Walker Evans e Robert Frank, che gli fu di grande ispirazione per l’atteggiamento di cattura pragmatica della realtà statunitense, in particolare il modo in cui Evans reagì alla Grande depressione.
Winogrand così come i suoi predecessori Evans e Frank non cerca risposte, ma nei suoi fotogrammi vengono raccontate le contraddizioni, le ingenuità e i cambiamenti della società americana.
La strada e gli abitanti americani si sovrappongono, l’idea della frontiera segue una storia già raccontata, come detto da Evans e Frank, e nella quale si ritrovano tracce della rigorosa lucidità di Atget, dell’uso della fotografia come documento sociale e veicolo di cambiamento tipico di Aaron Siskind, Sid Grossman, Sol Libsohn, Arthur Lipsia e Dan Weiner.
Brassai e Weegee suggeriscono a Winogrand nuovi punti di vista e lo avvicinano tramite la fotografia sociale ad un mondo sotterraneo, buio, fatto di diseredati e violenza rivisitato secondo una sensibilità ironica che trasforma la denuncia in satira e in cui il tragicomico e il grottesco lo depauperano da ogni grazia e sfumatura.
Spinto dalla curiosità di scoprire come la fotografia - e il suo porre una cornice intorno ad un insieme di informazioni - sottoponga la realtà ad un inevitabile processo di trasformazione. Winogrand si affida al proprio istinto e al potere della fotografia di vedere più dell’occhio umano, ponendosi in antitesi con la teoria della previsualizzazione di Ansel Adams e Edward Weston.
Le sue fotografie sono una disanima caotica del mondo circostante che centrifuga il racconto ordinato della fotografia tradizionale. Un caos che descrive in maniera coerente la varietà di un mondo sgraziato che ha come sfondo quel rumore visivo che le immagini non attenuano ma che anzi mettono se possibile ancora di più in rilievo in quanto parte determinante del paesaggio rappresentato.
Queste fotografie costruiscono un nuovo racconto che pone l’uomo al centro di una storia nella quale le immagini catturano l’attenzione dello spettatore attraverso l’uso della metafora e dell’ironia.
“Il suo occhio trasforma i soggetti in caricature catalogando la varia umanità in caratteri ben definiti. Gli attori di questa società hanno bisogno di un palcoscenico ben riconoscibile come solo lo possono essere gli spazi urbani cosi familiari da essere il genius loci di una determinata società, allora i supermarket , le strade, i centri comemrciali, gli aeroporti, gli stadi, i parchi, gli zoo, i rodei, diventano le quinte prospettiche e i fili conduttori dei contatti sociali che quotidianamente avvengono nelle città.
La forza delle sue fotografie si basa sulla capacità di seguire questi fili e di racchiudere in uno scatto la simultaneità delle azioni e delle relazione, dei gesti e dei movimenti che si fondono in un corpus fotografico che ha indagato la società americana come nessuno prima di lui aveva fatto con tanta semplicità e complessità”. Sofia Mattioli

"Una fotografia è l'illusione di una descrizione letterale di come la macchina ha visto una porzione di tempo e di spazio. Una fotografia può solo mostrare come la macchina ha visto ciò che è stato fotografato. Oppure come la macchina ha visto la porzione di spazio e di tempo responsabili dell'aspetto della fotografia. Oppure, diciamo, una fotografia non deve essere in nessun modo precisa (tranne il fatto che è l’illusione di una descrizione letterale). Oppure, non ci sono regole di composizione o struttura esterne, astratte o predefinite che possono essere applicate alla fotografia. Mi piace pensare che quando si fotografa si debbano rispettare due cose. Rispettare il mezzo, lasciandogli fare ciò che meglio sa fare, descrivere. Rispettare il soggetto, descrivendolo come è. Una fotografia deve essere responsabile di entrambe le cose. Io fotografo per vedere come sono le cose dopo che sono state fotografate." Garry Winogrand, Understending Still Photographs, 1974.

giovedì 2 agosto 2012

Lewis Caroll

*Attenzione: la seguente biografia è frutto di una ricerca personale che prende informazioni da varie fonti: i siti http://www.storiadellafotografia.it/; da erticoli e recnesioni pubblicati dalle pagine artistiche e culturali di http://www.corriere.it/,  http://www.repubblica.it/,  http://www.ilsole24ore.com/, http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale; le pubblicazioni “I Grandi Fotografi” edito da Fabbri  e curato da Romeo Martinez e Bryn Cambpell, “I Grandi Fotografi, Testimonianze e Visioni del Nostro Tempo: Magnum Photos” edito da Hachette e Il Sole 24 Ore in collaborazione con Contrasto (http://www.contrasto.it/), “FotoNote” edito dalla Contrasto, “Breve Storia della Fotografia” di Jean-A. Keim edito da Enaudi.
*ATTENZIONE: il presente articolo può essere utilizzato solo per fini didattici  e informativi ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

Lewis Caroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson

Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson  nato a Daresbury il 23 gennaio 1832 e morto a Guildford il 14 gennaio 1898, è stato scrittore, matematico, fotografo e logico britannico, celebre per i romanzi Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere  apprezzate da una gran varietà di lettori.
La famiglia Dodgson era del nord Inghilterra, con sangue irlandese, Anglicana e conservatrice.
Charles nacque a Daresbury, terzo di undici fratelli . Quando Charles aveva 11 anni, la famiglia si trasferì nello Yorkshire, dove rimasero per 25 anni.
Nei primi anni della sua vita, Charles studiò a casa, con un precettore. Il registro delle sue letture, testimonia quanto fosse precoce; a sette anni lesse il romanzo allegorico religioso Il viaggio del pellegrino di John Bunyan. Soffriva di balbuzie, problema che ebbe effetti negativi sulla sua vita sociale.
A dodici anni fu mandato a studiare presso una scuola privata a Richmond, e passò alla Rugby School,  nel 1845, nella quale si è portati a credere, da scritti dello stesso Dogson, che subì violenze sessuali dai preti.
Dodgson lasciò la scuola di Rugby nel 1850, iscrivendosi poi alla Christ Church di Oxford. Qui ricevette la notizia che sua madre era morta di "infiammazione del cervello" (meningite o ictus).
Qualsiasi fossero i sentimenti di Dodgson per la morte della madre, non lasciò che lo distraessero dagli studi. Era eccezionalmente dotato, e ricevette numerosi riconoscimenti formali per i suoi notevoli risultati.
A Oxford gli fu anche diagnosticata una forma di epilessia, problema che all'epoca era un fardello sul piano sociale. Recentemente, John Hughes, direttore della clinica di epilessia dell'Università dell'Illinois, ha sostenuto che la diagnosi era sbagliata. Carroll soffriva probabilmente di una forma emicranica detta emicrania con aura, dove il dolore emicranico è preceduto da particolari sintomi neurologici simili per certi versi all'epilessia (perdita parziale del campo visivo, visione di luci a zig zag). Molti sostengono che questa sintomatologia abbia ispirato alcuni elementi delle sue opere.
Nel 1856, Dodgson iniziò a interessarsi alla fotografia, alla quale fu introdotto dapprima da uno zio, più tardi da un amico di Oxford ed infine dal pioniere della fotografia Oscar Rejlander.
La fotografia si rivelò uno strumento ideale per esprimere la sua filosofia personale, centrata sull'idea della divinità di ciò che Dodgson chiamava "bellezza": uno stato di grazia, di perfezione morale, estetica e fisica. Dodgson trovava questa bellezza nel teatro, nella poesia, nelle formule matematiche e soprattutto nella figura umana. In seguito, giunse a identificare questa idea di bellezza con il recupero dell'innocenza perduta dell'Eden. Come ebbe a notare il suo biografo Morton Cohen, con questa visione decisamente poco vittoriana Dodgson "rifiutava il principio calvinista del peccato originale, sostituendolo con il concetto opposto di divinità innata".
La visione artistica e filosofica di Dodgson domina il suo approccio alla fotografia. Dal saggio Lewis Carroll, Photographer di Roger Taylor (2002), che contiene tutte le foto di Dodgson ancora in nostro possesso, risulta che oltre la metà dei suoi lavori erano ritratti di bambine. La maggior parte delle ragazze ritratte scrivevano il proprio nome in un angolo della stampa, per cui i loro nomi sono quasi tutti noti. La sua modella preferita era Alexandra Kitchin "Xie"; Dodgson la ritrasse circa cinquanta volte fra i 5 e i 16 anni. Nel 1880 cercò di ottenere il permesso di fotografarla in costume da bagno, senza riuscirvi.
Si pensa che Dodgson abbia distrutto o restituito, le fotografie di nudo; tuttavia, almeno sei stampe son sopravvissute. Il fatto che Dodgson fotografasse o disegnasse ragazzine nude ha contribuito alla tesi che fosse un pedofilo.
Scopo primario di queste fotografie era esorcizzare le violenze subite alla Rugby School; altro obiettivo della fotografia di Dodgson è quello di liberarsi del fardello della simbologia vittoriana, ritraendo le sue giovani modelle più come fate, libere creature dei boschi, che come beneducate damigelle della buona società inglese.
Dodgson utilizzò la fotografia anche per introdursi nei circoli sociali più esclusivi. Fece ritratti per personaggi di spicco del suo tempo come John Everett Millais, Ellen Terry, Dante Gabriel Rossetti, Julia Margaret Cameron e Alfred Tennyson. Si dedicò anche a qualche paesaggio e qualche studio di anatomia.
Fra il 1854 e il 1856 Dodgson iniziò a pubblicare poesie e racconti su riviste nazionali e locali.
Diversi anni prima di Alice iniziò a pensare come realizzare libri per bambini che potessero vendere bene.
Quando giunse alla Christ Church un nuovo rettore, Henry Liddell, Dodgson ne divenne ottimo amico di famiglia e in particolare della signora e dei figli. Con le tre figlie Ina, Alice e Edith era solito fare giri in barca. Fu durante una di queste gite, nel 1862, che Dodgson inventò le linee generali di una storia fantastica per divertire le tre bambine. Alice Liddell lo pregò di metterla per iscritto. Ne nacque un manoscritto intitolato Alice's Adventures Under Ground. In seguito Dodgson si decise a sottoporre il libro all'editore MacMillan, che lo apprezzò molto. Furono necessarie diverse revisioni finché nel 1865 vide finalmente la luce Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, firmato da "Lewis Carroll", con illustrazioni di John Tenniel.
Il libro ebbe un successo immediato e travolgente, e "Lewis Carroll" divenne presto un amatissimo e famosissimo personaggio pubblico, quasi un alter ego che conduceva una vita propria, parallela a quella di Dodgson. Al nome "Lewis Carroll" vennero associati gradualmente una serie di miti, incentrati sull'idea che si trattasse di un personaggio bizzarro, quasi venuto da un mondo fatato fatto di bambine e magia. Dodgson continuò a insegnare fino al 1881; rimase alla Christ Church fino alla morte, avvenuta nel 1898 per bronchite, conducendo la sua solita vita; ma Carroll continuò a scrivere. Nel 1872 pubblicò Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.
Smise improvvisamente di fotografare nel 1880, dopo 24 anni di attività e oltre 3000 foto; meno di un terzo di queste sono sopravvissute; alcune sono state deliberatamente bruciate dallo stesso autore. È andato perduto anche il diario in cui Dodgson annotava minuziosamente le condizioni in cui aveva realizzato ciascuno scatto.
Dimenticato dal 1920 al 1960 a causa dell'avvento del modernismo, Dodgson viene considerato uno dei più grandi fotografi dell'epoca vittoriana, e certamente uno di quelli che ha maggiormente influito sulla fotografia artistica moderna.
Socialmente ambizioso, voleva a tutti i costi fare qualcosa per cui essere ricordato, inizialmente come scrittore o come pittore. La fotografia fu all'inizio un ripiego rispetto alla pittura, nella quale Dodgson pensava di non essere dotato.
Nonostante la sua vita fosse focalizzata sulla dimensione sociale, Dodgson coltivava una ricca vita spirituale, che emerge sporadicamente nei suoi scritti. Commentando una canzone che compariva nel romanzo Alton Locke di Charles Kingsley ebbe a dire:
« È una bellissima canzone ...  mi chiedo se alcuno dei presenti sia entrato nello spirito di Alton Locke. Non credo. Penso che il carattere delle persone che incontro sia nella maggior parte dei casi quello di un raffinato animale ... Come sono pochi quelli che sembrano occuparsi di ciò che realmente conta nella vita».
I testi Alice nel paese delle meraviglie e Alice attraverso lo specchio, nascondono sottili giochi matematici, sintomo della grande intelligenza e genialità di questo autore.
Si è propensi a credere che Carol fosse anche affetto da autismo.