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martedì 27 agosto 2013

A tutto tondo

A tutto tondo

La città, la città siamo noi, persone che la abitano, che la vivono e la fanno vivere di tutte le attività indispensabili al benessere della collettività e alla sua crescita in termini di qualità; ma la città non è composta da soli individui: è lo spazio fisico e la materia di cui è costituito e che prende forma dalle attività umane, continue, incessanti, infaticabili. Non esiste un momento in cui tutti gli abitanti, tutti noi, siano fermi, a riposo.
Schhhh
Silenzio
Ascoltiamo
Non sarà che ci siamo assuefatti al suono della città e della tecnologia tanto da non poterne più fare a meno?
Non sarà che noi occidentali facciamo un grande uso di radio, i-pod, eccetera e abbiamo un vasto mercato discografico perché sentiamo il bisogno di riempire il silenzio dei nostri spazi urbani, abitatiti e quotidiani?
Non sarà che abbiamo paura del silenzio?
Non sarà che abbiamo paura di ascoltarci?
Non sarà che abbiamo paura di quello che potremmo sentire o non sentire più?
Non sarà che non siamo più in grado di ascoltare il nostro corpo, la nostra mente, il mondo naturale ma anche quello artificiale?
Non sarà che l’udito è divenuto per noi quel senso che ci permette di scollegare la vista dal cervello, dal pensiero e dalla ragione, per riempirlo di “emozioni” e “benessere”?
Non sarà che non sentiremmo nulla più e nulla meno delle onde del mare, del vento tra gli alberi, del canto degli uccelli o del frullio delle loro ali o del cielo in tempesta?
È possibile che nel nostro comune didentro si celi o si celava qualcosa d’altro, di così diverso dalle sensazioni della natura? Tanto diverso da doverlo temere?
Re Daniele 7-6-2013

sabato 19 gennaio 2013

Milano città nuova

*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali o a scopo di lucro ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

Milano città nuova
Milano Porta Garibaldi 01-2012
Le nuove architetture, fatte di vetro e riflessi di nuvole, stanno diventando la cifra stilistica del nuovo vivere contemporaneo, che inserite in un contesto, l'Italia e in un luogo, Milano in particolare, dove la presenza di ciò che è stata la storia è forte e caratterizzante esse paiono più espressione del singolo o dell'istituzione committente che della società sulla quale si erge; avveniristiche e spersonalizzanti, ma che ben dialogano con il contesto urbano preesistente nel quale sono inserite, non riescono a far sentire la propria voce, perché la vera voce del luogo viene rivelata dall'insieme delle piccole cose che si trovano negli angoli luminosi della città.
È un viaggio che parte da e dalla terra, polvere siamo (e polvere ritorneremo), che poi s’evolve in agglomerato urbano, in struttura solida e duratura chiamata città, casa.
Questo mio percorso incontra il continuo evolversi della città, avveniristico e spersonalizzante, che si scontra con le strutture preesistenti al suo arrivo in quel punto dell’urbe.
Proprio in questo punto, in questo punto preciso avviene la svolta, il percorso curva e  dai luoghi di quest’innovazione si punta ad altri, che mantengono il contatto con l’elemento terra.
Questa parabola discendete che dall’evoluzione della terra in alte torri di vetro e riflessi di nuvole riporta alla terra, passando dai luoghi simbolo della città, che lo sono proprio per il loro contatto con la materia, chiude un cerchio che parte dalla terra per ritornarci.
Ed è cosi che torno a casa.
Da sempre è la terra da dove tutto nasce, da piccolo e semplice, poi s’evolve, tocca il cielo e torna dalla foglia al tronco alla terra.
Re Daniele 2012












Dove stiamo andando? Introduzione

Nota tecnica:
Questo lavoro è stato realizzato con una Lubitel 166B 6x6 con pellicola Kodak T-Max 100 e 400 ISO; i negativi sono poi digitalizzati.
Dove stiamo andando?
Introduzione

Cisano Bergamasco Stazione Fs 11-2012



                        Dove Stiamo Andando? Società Parte I;
                        Dove Stiamo Andando? Lavoro e Istruzione;





Africami: ntervista a Rania Ibrahim


*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali o a scopo di lucro ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

Africami: ntervista a Rania Ibrahim

Rania Ibrahim  2012
Rania arriva in Italia nel 1978 all’età di due anni, dove il padre lavora già dal 1971.
Cresce a Milano dove frequenta l’asilo, le scuole elementari, medie, liceo linguistico e università, dove si laurea in Scenze Politiche e frequenta un master in marketing.
Per tutto il periodo degli studi vive in una casa di ringhiera sui navigli, vicino a corso San Gottardo, “Le case di ringhiera sono una cosa che mi manca molto, era tutta una grande famiglia; non esistevano le porte blindate, c’erano quelle di vetro e si faceva vita di corte, si cresceva tutti insieme; mi piacerebbe che anche i miei figli facessero un’esperienza come quella”.
Lavora inizialmente nel settore delle pubbliche relazioni in alcune aziende del milanese; in seguito alla decisione di diventare mamma smette di lavorare per le aziende e si dedica al giornalismo, alla scrittura e al raccontare storie per il giornale della periferia sud est di Milano.
Ora scrive per il blog di Yalla Italia, giornale on-line che affronta tematiche di interesse per gli immigrati e per il blog La Città Nuova del Corriere della Sera, anch’esso trattante tematiche relative agli immigrati, affrontate in maniera più sociologica rispetto a Yalla Italia.
L’approccio de La Città Nuova è quello di “vedere Milano non più come la città dei milanesi autoctoni, ma anche dei milanesi stranieri”, nel tentativo di creare un tavolo di discussione sugli immigrati di seconda generazione, mentre quello di Yalla Italia riguarda più la vita di tutti i giorni, affrontando le problematiche e le questioni che emergono dal vivere quotidiano, “come il bambino mussulmano che vuole mangiare il panino col prosciutto, io ho provato a scrivere ricette alternative alla carbonara quando la maestra di mio figlio mi ha detto che scambiava il suo piatto con quello del compagno per provare il prosciutto” […] “Quello che io scrivo parte tutto da vicende personali, io prendo ispirazione dai miei figli” […] “una volta mio figlio era tornato a casa dicendo che voleva andare a fare karatechismo con i suoi compagni, credendo che in oratorio il don insegnasse una disciplina di arti marziali, cosi ho scritto un articolo” […] “Posso dire di essermi cucita addosso il mio mestiere”, “mi piace scrivere e raccontare storie”, “dico sempre che il lavoro è come un abito, un tubino nero al quale noi possiamo aggiungere gli accessori, un tacco dodici o le sneakers.


“Il rumore del 15 sotto casa è una cosa che mi manca tanto, ma è meglio per i bambini, Milano non è un posto per loro”.
Il Cairo è la sua città natale, ma vi ha vissuto qui solo i suoi primi due anni di vita; ora la vive come la città della vacanza e dei parenti.
“Non si può fare un paragone tra Il Cairo e Milano; Il Cairo è una città di diciassette milioni di persone e veramente si passa dalla città dei ricchi, come Garden City, dove ci vuole il pass per entrare dappertutto, alla città dei morti, dove senti odori che ti fanno star male. Milano io l’ho sempre vista molto tirata, molto da aperitivo, molto di fretta. Il concetto di tempo è diverso: in Egitto se uno ti dice alle sei poi arriva alle sette, mentre qui se dici alle sei io arrivo a cinque alle sei” […] “Ma i problemi delle donne sono tutti uguali, ché ti credi, anche loro fanno la prova costume,[…] ioscrivo dei problemi della quotidianità che mi vengono suggeriti anche dalle altre mamme che incontro al parco”.
Alla domanda se si sente più egiziana o più italiana risponde che “tutte le volte che mi fanno questa domanda vorrei strozzarli, è come chiedere a un bambino se preferisce la mamma o il papà, io non mi sento né l’un né l’altra, ecco, non sono né carne né pesce, sono un tofu, un fungo; ho anche scritto un articolo intitolato ‘La fungo generation’”.
Rania dice di sentirsi molto araba ed essere legata alle sue origini egiziane e mussulmane: “prego, ho la casa piena di cose che mi ricordano l’Egitto, l’Egitto è in casa mia, casa mia è l’Egitto raccontato”.

Re Daniele 07-05-2012