lunedì 4 febbraio 2013

La soglia, ciò che mi attrae


*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali o a scopo di lucro ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

La soglia, ciò che mi attrae

Qui di seguito ho riportato le parole di Luigi Ghirri scritte nel libro Lezioni di Fotografia scritto da Giulio Bizzarri e Paolo Barbato su trascrizione delle registrazioni delle lezioni che Ghirri tenne all’università del progetto.

Con questo non mi voglio paragonare o accostare ad un grande artista come Ghirri, solo le sue parole esprimono pienamente un sentore che provo anche io.
“Tutti i marchingegni per ridurre e fissare la visione non potevano sorgere che in una civiltà urbana… È la civiltà urbana che ha bisogno di vedere un mondo alla rovescia, come doppio del mondo visto… Nella civiltà contadina nessuno sentiva il bisogno di creare un mondo alla rovescia, perché in campagna tutti lo vedevano d’ovunque… Lo vedevano nei fossi, nei pozzi, negli stagni, nelle ombre”.

“Io credo nel guardare alla fotografia come a un modo di relazionarsi con mondo, nel quale il segno di chi fotografa, il suo rapporto con l’esistente, è sì molto forte, ma deve orientarsi, attraverso uno stile, all’individuazione di un punto di equilibrio tra la nostra interiorità e ciò che sta all’esterno, che continua a esistere senza di noi e continuerà a esisterà anche quando smetteremo di fare fotografia.
Dimenticare sé stessi significa relazionasi col mondo in una maniera più elastica, partendo senza regole fisse.
Il rapporto giusto e corretto con la fotografia va probabilmente pensato proprio nei termini di una dialettica perenne.
C’è un rapporto di singolare analogia con il reale, un’evidente differenza dalla realtà.
La fotografia non si ferma, non si esaurisce nell’oggetto di partenza, nel soggetto ripreso. Il risultato finale, l’esito che complica chi fa la fotografia e chi successivamente la osserva è un ulteriore tipo di realtà, ottenuta attraverso strumenti trasparenti.
La fotografia è un viaggio attraverso queste trasparenze, non solo la trasparenza fisica, oggettuale concreta, ma un’idea della trasparenza”.

“La parola soglia viene utilizzata per indicare un confine tra l’interno, quello che pensiamo, quello che vediamo, quello che possiamo vedere, quello che dobbiamo vedere e quello che invece vediamo nella realtà e che determina un’osservazione comune. Questo punto di equilibrio tra mondo interno e mondo esterno in fotografia io penso di averlo identificato con l’inquadratura. Ci troviamo di fronte a un problema fondamentale, a una delle basi della fotografia. Il rapporto tra quello che devo rappresentare e quello che devo lasciar fuori dalla rappresentazione.
Nel momento in cui io scatto, mi trovo sulla soglia, sono sul punto di avvertire la possibilità di filtrare il interno con l’esterno. Devo fare una valutazione esatta, un calcolo che so essere molto importante, che riguarda quello che deve essere tralasciato e quello che deve essere compreso.
Una delle cose di cui mi sono accorto è che nella realtà c’erano già le fotografie che ho fatto”.

 La soglia è il fotografare, l’appropriarsi, qualcosa perché ci ha punti, ci ha interessati e ha mosso dentro di noi qualcosa: la soglia è la relazione tra il nostro sentimento e il mondo esterno.
“Si tratta di attivare un processo mentale, di attivare lo sguardo e cominciare a scoprire cose che prima non si vedevano, anche dando agli oggetti, agli elementi della realtà un altro significato. Attivare un campo di attenzione diverso.
La soglia è un approccio che denota sensibilità nei confronti delle cose che sono attorno.
Il fascino dell’immagine sta anche nel trovare un equilibrio tra quello che bisogna vedere e quello che non bisogna vedere.
Mostrare come ci sia sempre nella realtà una zona di mistero, una zona insondabile che secondo me determina anche l’interesse dell’immagine fotografica”.
Luigi Ghirri 1943-1992



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