martedì 27 agosto 2013

A tutto tondo

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A tutto tondo

La città, la città siamo noi, persone che la abitano, che la vivono e la fanno vivere di tutte le attività indispensabili al benessere della collettività e alla sua crescita in termini di qualità; ma la città non è composta da soli individui: è lo spazio fisico e la materia di cui è costituito e che prende forma dalle attività umane, continue, incessanti, infaticabili. Non esiste un momento in cui tutti gli abitanti, tutti noi, siano fermi, a riposo.
Schhhh
Silenzio
Ascoltiamo
Non sarà che ci siamo assuefatti al suono della città e della tecnologia tanto da non poterne più fare a meno?
Non sarà che noi occidentali facciamo un grande uso di radio, i-pod, eccetera e abbiamo un vasto mercato discografico perché sentiamo il bisogno di riempire il silenzio dei nostri spazi urbani, abitatiti e quotidiani?
Non sarà che abbiamo paura del silenzio?
Non sarà che abbiamo paura di ascoltarci?
Non sarà che abbiamo paura di quello che potremmo sentire o non sentire più?
Non sarà che non siamo più in grado di ascoltare il nostro corpo, la nostra mente, il mondo naturale ma anche quello artificiale?
Non sarà che l’udito è divenuto per noi quel senso che ci permette di scollegare la vista dal cervello, dal pensiero e dalla ragione, per riempirlo di “emozioni” e “benessere”?
Non sarà che non sentiremmo nulla più e nulla meno delle onde del mare, del vento tra gli alberi, del canto degli uccelli o del frullio delle loro ali o del cielo in tempesta?
È possibile che nel nostro comune didentro si celi o si celava qualcosa d’altro, di così diverso dalle sensazioni della natura? Tanto diverso da doverlo temere?
Re Daniele 7-6-2013

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