martedì 13 novembre 2012

Un paio di scarpette rosse

2012-11-07 Seregno, Sottopassaggio

*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)


Un paio di scarpette rosse sono l’ideale per passeggiare
Seregno: una città dalla doppia faccia: una commerciale e l’altra intima.

Il primo sabato e la prima domenica di settembre tutti gli anni a Garlate la gran parte della cittadinanza prende parte  all’allegra festa di paese, che ha il nome di Festa delle Cori.

Garlate è un paese della provincia di Lecco che stretta tra monti e colline si affaccia sulle sponde del fiume Adda, che qui forma il lago di Garlate.

Nello svolgimento della festa annuale le corti (i cortili interni delle vecchie case del centro del paese) vengono aperte al pubblico e al loro interno sono allestite bancarelle di prodotti tipici e artigianali ed esposizioni di arti grafiche e di antiquariato; al crotto si mangia la polenta e nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano primo martire si possono visitare gli scavi archeologici.

Una volta all’anno per soli due giorni il paese si anima, sotto le luci arancioni dei lampioni molti curiosi e nostalgici si ritrovano per vedere come era la vita quando ancora i fienili delle corti avevano la loro funzione e per scoprire come è la vita adesso.

Non capita tutti i giorni di entrare nei cortili altrui e guardarsi attorno, scrutare le facce di chi li abita e le attività che svolgono, magari riuscendo a intravedere qualcosa attraverso una finestra.

D'altronde oggi le vecchie corti e le case di ringhiera rappresentano una forte attrattiva proprio per il loro valore di vita intima e condivisa, rispetto agli spersonalizzanti condomini con appartamenti.

Passata la festa non resta che l’attesa di ritornarci  il prossimo anno e mangiare ancora le frittelle.

A Milano, invece, le strade del centro sono costantemente popolate da turisti, passanti, gente che lì vi lavora o vi abita.

Oltre all’assoluta mancanza di verde pubblico si nota che sulle vie centrali si affacciano le vetrine di esercizi commerciali, i tavolini dei bar e dei ristoranti con relativi menù, le hall di alberghi di lusso e le filiali o gli sportelli di attività finanziarie; mentre gli ingressi delle abitazioni sono stretti nelle ombrose vie laterali, chiusi da cancelli e portoni che non permettono la vista di cosa c’è oltre.

Nel centro di Milano la vita privata (della corte) si intende e si compie in maniera opposta a come viene mostrata a Garlate nei due giorni della Festa delle Corti.

Si parla spesso della movida e delle vie dello shopping milanesi; ma cosa sono veramente? Ci rappresentano davvero come paese?

Dalla mentalità imprenditoriale e commerciale, che è andata sempre più affermandosi in questi ultimi anni, è nata l’idea che la “vita” è lo spostamento di persone che per le vie del centro si lasciano accalappiare o vengono accalappiate dalle immagini esposte nelle  vetrine dei negozi, entrano e comprano.

Ecco cosa: le idee vengono elargite da stilisti, arredatori e dj e noi, il popolo attivo e brulicante, possiamo solo assorbirle;  non è più concesso pensare e generare idee nelle piazze.

A metà strada tra Garlate e Milano si trova il comune di Seregno, uno dei grandi centri commerciali della Brianza.

In questa città si può osservare, passeggiando per le vie del centro, tra bar, duomo e negozi, come i residenti passino agevolmente dall’esercizio commerciale alla vita privata attraverso ampi passaggi a volta che dalla strada portano nei cortili interni delle vecchie abitazioni, che ben visibili e ben curate mantengono la loro funzione di aggregante sociale.

Non è difficile vedere tra le entrate di una profumeria, una gioielleria, un panettiere o un bar dei sottoportici che si aprono sulle corti interne con la pavimentazione in acciottolato, all’interno delle quali è possibile vedere piccole aiuole, i giochi dei bambini, le ringhiere di scale che salgono e addirittura panni stesi alle finestre.

Le due realtà della vita quotidiana e di quella commerciale coesistono bene nel centro di Seregno, cosa che non accade né a Garlate né a Milano.

Ma qual è il punto, il vero punto di questo pensiero?

La vita di piazza, sociale o comunque svolta all’esterno delle mura di casa propria ha subito dei cambiamenti inevitabili ad opera del progresso tecnologico e dello sviluppo del commercio, i quali hanno spostato la sensibilità degli individui, grazie ad un astuto e sapiente uso dell’immagine, dall’attenzione alla socialità e convivialità verso la percezione di ciò che è mancante all’interno della vita del singolo individuo, portandolo così in un ambiente privo di interesse politico; tutto ciò per sviluppare il commercio e i consumi.

Le piazze e i centri non sono più vissuti in maniera pienamente e socialmente rilevante (come con i dopolavoro o i circoli); sì, sono ancora un luogo di aggregazione, ma hanno perso la loro capacità di discussione in favore di quella di vetrina.

Non siamo totalmente anestetizzati dal mercato e dal consumo tanto da non interessarci più a ciò che capita fuori da casa nostra, ma per alcuni questo diventa meno rilevante.

Pensiamo ai filmati d’epoca: ora ci fanno sorridere quei tempi andanti, quando la gente che per strada e nella grandi piazze delle capitali europee si mostra sorridente al nuovo mezzo del cinema; le immagini dei nostri nonni e bisnonni, braccianti, operai e proletari (che vecchie parole) tra guerre e grandi folle acclamanti e urlanti mosse in nome di un’ideale da difendere; le immagini di repertorio della ripresa economica tra le fabbriche e il mare, oppure quelle di  Woodstock e dei raduni dei giovani negli anni ’70; tutte queste immagini portano con loro un po’ di nostalgia ed una strana voglia di rivivere quei momenti così esaltanti tanto che l’emozione delle persone rappresentate ci arriva quasi intatta attraverso lo schermo e attraverso gli anni.

Che cosa abbiamo noi oggi?

Oggi abbiamo delle belle scarpe rosse e delle feste di paese.

 Re Daniele 08-11-12