sabato 13 ottobre 2012

La sperimentazione



*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)


La Sperimentazione: ricerca e realizzazione di innovazioni sia sul piano metodologico che sul piano degli ordinamenti e delle strutture.

Qui si fa rifermento alla comunicazione visiva.

La sperimentazione permette di trovare nuove vie creative per risolvere situazioni espressive, cioè da la possibilità di creare cose nuove e utili alla comunicazione.

La sperimentazione nasce dall’esigenza di far diventare reale un’immagine irreale che altrimenti rimarrebbe tale, inconsistente e insignificante se non per chi la possiede.

In questa sede si intende con il termine sperimentazione tutta una serie di esperienze fisiche, reali, manuali, artigianali e concrete che portano alla realizzazione finale dell’idea originale.

Sperimentare è un’esigenza, un intuito creativo teso al voler verificare le possibilità del reale, nel nostro caso anche della comunicazione per immagini.

Quindi lo sperimentare può essere preso come cifra stilistica e intento finale del proprio operare, il che si concretizza in una produzione di oggetti (immagini) atte a mostrare più la tecnica e il modo con cui sono fatte ed il soggetto da essa preferito. Ma non è solo questo, essa nasce dal desiderio di creare un’immagine mentale e come tale questo desiderio assorbe tutte le energie del suo possessore fino a che non viene completamente realizzata.

L’esigenza della sperimentazione è una voce che urla dal profondo del didentro, che associa bisogni, desideri e ricordi nel tentativo realizzare un “nuovo” oggetto che contenga tutto ciò che crea piacere.

Il suo prodotto finale non è necessariamente una cosa strana o particolare, basta che la comunicazione funzioni; il tutto può anche essere un’immagine semplice, è sufficiente un accento come il tocco sull’occhio del protagonista di Arancia Meccanica o un sacchetto del pane in testa o l’utilizzo della luce.

Bisogna ricordare che le cose più difficili da raggiungere nella comunicazione visiva sono la sintesi e l’astrazione, soprattutto nella rappresentazione del soggetto attraverso quegli elementi che lo caratterizzano e che ci permettono di chiamarlo per nome (ad esempio la rappresentazione di un albero che permette di identificarlo come elemento arboreo, ma che allo stesso tempo comunica qualcosa di più e di diverso dal fatto di essere un albero).

L’accumulo al contrario è la cosa più naturale di questo mondo, basta osservare i batuffoli di polvere dietro i mobili e chiederglielo! Ciò nonostante ci vuole abilità per farlo funzionare.

Come lo studio e il consumo di esperienze, la sperimentazione porta alla nostra conoscenza nuovi termini e/o nuove associazioni tra termini noti. Questo sviluppa l’intelligenza, la fantasia, la creatività, la capacità di risolvere problemi e permette di comprendere meglio ciò che si ha di fronte.

Ma al solito è la qualità che fa la differenza: più arriva a fondo il pensiero, il desidero di scoperta e di ricerca maggiore sarà l’entità del risultato.

Utilizzare molte tecniche non significa trovare la via migliore per rappresentare un determinato soggetto, ma permette di conoscere quali modalità sono possibili per creare un’immagine; al contrario insistere su una sola modalità da maggiori possibilità di capire dove porti e utilizzare ciò che si è scoperto durante il percorso di studio per comunicare al meglio la propria intenzione e il proprio sentimento.

Da dove far partire la propria ricerca? Come ha scritto Roland Barthes ne La Camera Chiara “Ma io ho sempre avuto voglia di argomentare i miei umori”.

Per chi si diletta nella creazione di un’qualcosa forse la creazione stessa è argomentazione delle prorpie sensazioni e del proprio agire; l’unica cosa da fare per verificare le proprie intuizioni è dare adito a quella sensazione bruciante di rigurgito acido fino a che non si è esaurita del tutto nel compimento dell’opera, altrimenti si rimane insoddisfatti.

                                                                                                                                              

Ispirato dal testo “Fantasia” di Bruno Munari.

Fantasia: Tutto ciò che prima non c’era anche se irrealizzabile;

Invenzione: Tutto ciò che prima non c’era ma esclusivamente pratico e senza problemi estetici;

Creatività: Tutto ciò che prima non c’era ma realizzabile in modo essenzialmente globale;

Immaginazione: La fantasia, l’invenzione, la creatività pensano, l’immaginazione vede.

Bruno Munari, Fantasia.

Mi scuso per la forma in cui ho riportato quest’ultima citazione, consiglio vivamente di fruire di questa direttamente dal libro, è molto meglio.

Re Daniele 20-9-12

7-10-12