lunedì 15 ottobre 2012

Venezia, tra vecchio e nuovo - Pasqua 2012

*ATTENZIONE: il presente articolo può essere utilizzato solo per fini didattici e informativi ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www.rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)




La prima impressione della città è che sia più una vetrina per turisti che una città vivibile per i propri abitanti. Da articolo di Aldo Czzullo, Coriere della Sera.
Arrivato nel campo dei Santissimi Apostoli un qualcosa mi colpisce, d’impulso capisco che c’è un che di diverso dal piattume del percorso turistico, che fino a lì avevo seguito, scavato e levigato dal flusso di persone che, attratte dal fascino delle atmosfere dei riflessi sotto i ponti e delle magnificenti architetture, inconsapevole e incurante consuma la città e ne estingue gli abitanti.
Il campo è una piccola piazza con la sua chiesa, il suo pozzo, due begli alberi incastonati nel lasticato corredati di panchine e una piccola edicola al centro; attorno a questo nucleo vitale, secolare o quanto meno durevole nel tempo, si è venuto a creare un sistema turistico-economico che, come uno spartiacque, guida e regola il flusso verso la grande piazza della Basilica di San Marco con le sue vetrine, bancarelle e tavolini all’aperto.
Il campo si rivela essere la perfetta commistione tra “loco vivo” e sguardo e azione turistica dove l’elemento vivo della città, proprio e caratterizzante, si incontra con il costante fluire del corpo estraneo del turista. E qui, proprio qui mi soffermo a osservare questo fenomeno, in disparte, sul lato “chiuso” della piazza che dà su un angolo buio e stretto della vita quotidiana e m’accorgo che questi due mondi si sfiorano appena, l’uno resta lì radicato e l’altro bruscamente svolta a destra su di un ponticello che reca la scritta “Rialto”.
Era, è, un posto vivo quella piazza, il campo dei Santissimi Apostoli, che reca insito in sé un palpitare di vita, ma per quella fiumana non esisteva, era come morto, era solo pietra sulla quale appoggiare i piedi per perseguire il suo fine.
Io, solo io, tra tutti quei turisti, perché anche io ero un turista in quella incantevole città, riuscivo a rendermi conto di quello che stava accadendo in quella piazza, forse, divenuta metafora di tutta una città.

Re Daniele 07-04-12




























Nessun commento: