sabato 19 gennaio 2013

Dove stiamo andando? Lavoro e istruzione

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Nota tecnica:
Questo lavoro è stato realizzato con una Lubitel 166B 6x6 con pellicola Kodak T-Max 100 e 400 ISO; i negativi sono poi digitalizzati.
Dove stiamo andando? Lavoro e istruzione
Milnao 12-2012


Da Scrubs: “Credi che non ci siano bambini che sognano di pulire il mondo?”
“Tramite il lavoro voglio fare del bene, voglio rivolgermi agli altri ed educare chi ne ha bisogno ad una sensibilità maggiore nei confronti degli altri e quelle capacità che possono aiutare a migliorare il bene comune. Il lavoro per è me il rivolgere la propria passione al bene comune”. G.P.
Da molti settori del mondo del lavoro arrivano informazioni preoccupanti circa la chiusura delle imprese o il ridimensionamento dell’organico e soprattutto il non riuscire a creare nuove possibilità di lavoro, sia da parte degli organi statali sia da parte dei privati che in situazione di ristrettezze economiche tendono a non mettere a rischio il proprio capitale.
C’è bisogno di inventiva, flessibilità e novità perché il lavoro come era una volta (fisso e sicuro) sta scomparendo o ridimensionandosi, è questo quello che sentiamo dire dai nostri governati che da tempo ci somministrano una medicina a base di promesse di investimenti, crescita e tagli.
Mentre chi un lavoro fisso e sicuro l’ha e fa i suoi proclama altri puntano su un ritorno alle origini: si comprano appezzamenti di terreni agricoli e assieme a Coldiretti vivono di quello che coltivano, salvando cosi anche il nostro paesaggio dalla speculazione edilizia che sì porta soldi alle casse dei comuni ma ci toglie l’importante risorsa del paesaggio naturale.
In oltre  si registra una crescita dei negozi “Compro Oro”, la cui clientela è composta per la maggior parte da persone che decidono di vendere i propri preziosi per far fronte alle spese del quotidiano.
Oggi  il lavoro a causa della gestione dei contratti di assunzione degli ultimi anni, volta al risparmio e semplificazione,  viene inserito in una concezione sbagliata, una corsa al ribasso: meno pago quel che tu fai per me meglio è per me. Con il sistema degli stage si è arrivati a riceve prestazioni lavorative a gratis o ad un prezzo molto basso mettendo in circolazione l’idea che se il datore di lavoro offre esperienza ai giovani questi debbano essergli grati della possibilità datagli, il che è già tanto!
Inoltre c’è molta confusione: troppa burocrazia, troppi passaggi e intermediari che allungano i tempi, complicano le cose, i soldi si disperdono nei vari passaggi e c’è il rischio che informazioni fondamentali per un corretto svolgimento del lavoro non arrivino a chi deve svolgerlo.
Esempio di questo sono le agenzie interinali che propongono lavoro e assumono personale per conto di terzi tenendo per loro parte dello stipendio del lavoratore che loro stessi hanno assunto.
Il lavoro serve a dare dignità alla propria vita, per poter essere autosufficienti nell’oggi e poter prospettare un futuro, che per noi giovani può essere una famiglia e il poterla mantenere.
Il proprio lavoro deve piacere, questo da dignità sia al lavoratore sia al lavoro stesso: il fatto che qualcuno lo ritenga utile e dal quale una pluralità di persone possa trarre un beneficio. Ma non basta qualcuno: tutti dovrebbero imparare a rispettare il lavoro altrui anche per rispetto del proprio: se un lavoro ha grandi oneri da sostenere, ad esempio far funzionare uno stato e per questo chi lo svolge non può interessarsi ad altre faccende, come la pulizia degli uffici o la raccolta dei rifiuti dalle strade, non vuol dire che chi svolge questi compiti abbia minore dignità. Entrambi i lavori sono importanti per il benessere della collettività: in apparenza è il lavoro più umile che serve quello più oneroso, ma quest’ultimo a sua volta serve (o dovrebbe servire) il primo proprio perché è impegnato in atre faccende che implicano un benessere anche per chi svolge  il lavoro più oneroso.
È un circolo vizioso: attraverso il mio lavoro io svolgo un servizio a te e tu, a tua volta fai lo stesso con me attraverso lo svolgimento del tuo.
Un nodo cruciale nel rapporto scuola e lavoro sono gli immigrati:
Un fatto che si rileva in questi ultimi anni è che gli italiani hanno smesso di fare quei lavori considerati umili, prettamente fisici, faticosi e spesso poco remunerativi che logorano il fisico e danno poche possibilità per il futuro, o almeno così c’è li ha sempre mostrato la scuola, la quale ci ha anche dato la prospettiva di una vita più agiata e dignitosa nel caso in cui terminassimo il nostro percorso di studi con una laurea: se non studio so quel che troverò, ma se decido di continuare a studiare cosa troverò?
È possibile che ci sia qualcosa di sbagliato in questo pensiero che indirizza le scelte di chi gestisce l’istruzione?
Comunque sia, il fatto tangibile è che gli stranieri (provenienti da paesi africani, arabi, asiatici, sud americani, est europei, in somma quei paesi economicamente inferiori all’Italia) si sono sostituiti a noi italiani nel compiere quei mestieri  da noi considerati ignobili, che accettano, perché ne hanno un forte bisogno.
Prendiamo ad esempio i pizzaioli: tra pizzerie d’asporto e non il ventaglio di etnie degli addetti comprende oltre agli italiani i magrebini, gli arabi e gli est europei e tutti gli altri, ma il segreto di una buona pizza non sta più nelle nazionalità delle mani di chi la prepara di quanto stia nella qualità degli ingredienti, la buona riuscita di una pizza sta nell’entusiasmo, nella felicità e nell’allegria di chi la prepara.
Questo fa la differenza!
Forse dovremmo essere grati a questi stranieri per averci insegnato, pur loro provenendo da stati con minor legalità e tutele, l’onore e l’importanza dei lavori umili, anzi modesti.
Chi gestisce la cultura, che stia ai piani alti dei ministeri o a soffiare il naso ai bambini dell’asilo, ha un potere enorme tra le mani e grandi responsabilità: l’educazione e la mentalità delle giovani generazioni influenzeranno il futuro.
In questo quadro ha importanza anche la comunicazione: cioè che cosa arriva nella testa delle persone, che cosa viene comunicato dai mass media.
La tv ha una grande responsabilità nell’educazione e concorre a formare una cultura (di massa appunto) ed influenza la  morale e di conseguenza il pensiero, la mentalità ed il modo di rielaborare l’esperienza.
Il modo più efficace per migliorare le cose è rivolgere alla collettività gli effetti benefici del proprio lavoro.


Re Daniele 11/12-2012
                       Dove Stiamo Andando? Città;
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