sabato 19 gennaio 2013

Dove stiamo andando? Società parte I


*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali o a scopo di lucro ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)
 
Nota tecnica:
Questo lavoro è stato realizzato con una Lubitel 166B 6x6 con pellicola Kodak T-Max 100 e 400 ISO; i negativi sono poi digitalizzati.
 
Dove Stiamo Andando? Società Parte I
 
Lecco nei pressi della Stazione 12-2012
 
“Da sola non basto!” V.C.
“Cisano, stazione di Cisano-Caprino Bergamasco” ci informa l’altoparlante.
Le pareti della sala d’aspetto della stazione FS sono interamente scritte da frasi offensive, di natura razzista e sessuale, goliardiche e incitanti uno stile di vita alla sesso, droga e per niente rock n’ roll.
C’è pure la storia a puntate di una ragazza che ha lasciato il suo ragazzo  per un altro, con tanto di commenti dei lettori a favore dell’una o dell’altra parte.
È incredibile! Scrivilo sui muri!
Non mi permetto di giudicare, penso solo che certe cose le facevo con gli amici da bambino, alle elementari e qualcosa alle medie e che mi divertivo molto a farle, crescendo le cose che mi divertono sono diventate altre.
Allora mi chiedo: sono ancora i bambini e i giovani adolescenti che scrivono queste cose o sono i miei coetanei (anno più, anno meno o che avevano circa la mia età quando le hanno scritte) che si interessano di sesso, droga, tradimenti e lotte razziali e si comportano ancora come bambini?
Mentre sto seduto sulle panchine vandalizzate della sala d’aspetto assisto ad un’animata conversazione tra quattro giovani che avranno circa la mia età, forse frequentano la quinta superiore, non più piccoli. Sono tre ragazzi e una ragazza, parlano proprio delle scritte, alcune riguardano uno di loro e l’argomento della discussione è come riparare al rispetto leso: un pestaggio? Un’intimidazione? Una vendetta stile occhio per occhio dente per dente?
Non saprei scegliere nemmeno io, sono tutte molto allettanti!
Esco nel piazzale della stazione e lascio i quattro alle loro idee di vendetta; è buio fuori e ci sono altre tre persone che stanno urlando, sono due ragazzi e una ragazza che proprio in questo momento si sta sentendo apostrofare con i meno simpatici epidoti che si possono riferire a una donna.
È una sfuriata di gelosia: non so perché ma lei ha tradito lui e ora il II° lui la sta proteggendo (si fa per dire) dal I°, i quali lui sono amici, o meglio erano amici.
Ora, dopo aver gettato sui sampietrini della fontana una bottiglia di birra mezza piena il I° lui si allontana e il II° comincia a insultare la ragazza.
Strano: entrambi gli uomini hanno insultato la ragazza perché l’amano. Una bella dimostrazione d’affetto!
Questo si può  definire un cambiamento di mentalità, di morale, di approccio all’esperienza e alla vita? O è più un’involuzione o un non armonioso sviluppo delle facoltà mentali degli individui? Le cui cause si potrebbero trovare in una o più esperienze comuni dell’infanzia degli ultimi decenni?
Da cosa deriva questo cambiamento che porta con sé un senso di irrispettosità e individualismo?
Com’è possibile che noi italiani ci arrabbiamo di più per un rigore dato o non dato che per decisioni ingiuste prese dai nostri governanti o per le loro irregolarità e malefatte?
Quando il calcio è diventato più importante della politica? E quando il tempo libero è subentrato alla dignità del lavoro?
Forse quando i servizi connessi al tempo libero sono diventati per noi fondamentali, miti di un benessere tutto apparenza in contrapposizione allo stress del lavoro. O forse quando il tempo in tv è stato riempito da tutte le partite di campionato, di coppa 1, coppa 2  e coppa 3.
I valori morali su cui l’uomo ha basato il vivere civile stanno cambiando: dal senso della collettività si sta lentamente passando al senso dell’individuo, la percezione dell’uomo come singolo (unità del benessere), del successo personale, della competizione e della prevaricazione.
La nostra è una società in perenne movimento, non ci si ferma più ad osservare gli altri, non si può nemmeno rallentare, altrimenti c’è il rischio che quelli dietro ci superino o si arrabbino. Viviamo in un mondo veloce dove se si ha la possibilità bisogna cogliere l’occasione al volo perché una volta passata è persa.
Bisognerebbe provare a cambiare questa mentalità di chiusura e individualismo, ma è difficile perché la gente ha imparato a non ascoltare più, così come le istituzioni. Dovremmo essere più attenti agli altri e a quello che accade intorno a noi, dovremmo essere più partecipi, propositivi e creativi. Il punto è che sappiamo già che le nostre idee non verranno ascoltate, quindi non le esprimiamo. Questo è un problema!
Il futuro, cioè una risoluzione della situazione attuale ed una presa di coscienza di quelli che sono i nostri doveri come singoli e collettività, da privati cittadini e nello svolgimento del nostro lavoro è lontana, ma non impossibile da raggiungere, per realizzarla dovremmo imparare a guardarci attorno e ad ascoltarci.
L’opinione e la presenza della chiesa cattolica per noi italiani, benché ci siano sempre meno fedeli e gli insegnamenti siano sempre più percepiti come relativi, è ancora importante e l’atteggiamento di chiusura che essa tiene non aiuta a migliorare la situazione; nelle sue affermazioni si riconosce un’imposizione delle proprie idee e convinzioni, sembra che i suoi membri non siano più capaci di ascoltare, mentre un’istituzione religiosa dovrebbe fare proprio questo: ascoltare chi pur avendo una vita normale, ordinaria con un lavoro e una famiglia ha anche bisogno di una vita spirituale stimolante e appagante, i rappresentanti di questa vita dovrebbero essere capaci di aiutare i fedeli a mettere in contatto la propria vita quotidiana con quella spirituale col fine di migliorare entrambe.
“Basta prediche, abbiamo bisogno di soluzioni”. V.C.
Non è un mondo altruista quello che auspichiamo, sarebbe impossibile che tutti gli individui  si rivolgano al bene comune per ottenere nulla in cambio, ma speriamo in un mondo più attento e responsabile.
Per il futuro dobbiamo essere consci del fatto che oggi il quarto potere non è più la stampa e il giornalismo ma la comunicazione e la pubblicità.




Re Daniele 11/12-2012
 
                       Dove Stiamo Andando? Città;
                       Dove Stiamo Andando? Lavoro e Istruzione;